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Visnuismo
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Il mwqqvisnuismocite-ref-1[1], o anche mwrgvaisnavismocite-ref-2[2] (dall'aggettivo mwswsanscrito mwtavaiṣṇavá, "devoto a mwtqVisnù"), è una delle tre principali correnti mwtgdevozionali (mwtwbhakti) dell'mwuainduismo moderno, insieme allo mwuqscivaismo e allo mwugśaktismo, che riconosce mwuwVisnù quale suprema mwvadivinità.

I seguaci sono definiti visnuiticite-ref-3[3] o mwwgvaiṣṇava.

Si tratta di una tradizione prevalentemente teistica, basata principalmente sulla lettura esegetica dei mwxamwxqVeda, delle mwxgmwxwUpaniṣad (con particolare riguardo a quelle dette mwyavisnuite), dei mwyqmwygPurāṇa (in particolar modo sui Visnù, Nārada, Bhāgavata, Garuḍa, Padma e Varāha mwywPurāṇa), sugli mwzamwzqItihāsa con particolare attenzione al testo profondamente religioso della mwzgmwzwBhagavadgītā.

Visnù è venerato anche sotto la forma dei suoi principali mwaqavatara, tra i quali i più popolari sono: mwagKṛṣṇa e mwawRāma.

Va tuttavia tenuto presente che vi sono alcune rilevanti e diffuse correnti religiose indù, di origine e natura certamente visnuita, che intendono il dio Kṛṣṇa non come mwbqavatara di Visnù, ma come manifestazione plenaria, originale e diretta del mwbgBhagavat, Dio, la Persona supremacite-ref-4[4], nel qual caso gli indologi intendono identificarli più precisamente come mwcwkṛṣṇaiticite-ref-5[5].

Contents

Note

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Origini del visnuismo

Vāsudeva, Kṛṣṇa, Gopāla, Nārāyaṇa, Visnù, diverse figure divine in un unico Dio

I culti mwfamwfqbhakta, tra questi lo stesso visnuismo, non hanno origine nell'India vedica quanto piuttosto nell'India pre-vedicacite-ref-6[6]. Gli indologicite-ref-7[7] hanno infatti individuato almeno due aspetti della religiosità pre-vedica che confluirono, nel corso dei secoli, nella religiosità indiana segnata dal Vedismo: le pratiche dello mwhgmuni-yati, quindi dello mwhwyoga, del mwiatapas e dei mwiqsaṃnyasa, e i culti devozionali (mwigbhakti). Anche se gli Arii conquistatori, seguaci del Vedismo, riuscirono per lungo tempo a cancellare questi culti pre-vedici, con la fine del periodo delle mwiwUpaniṣad più antiche, assistiamo a un ritorno di queste pratiche religiose.

Ciononostante Guy Richard Welbon avverte:

«Alcuni studiosi hanno sostenuto che il Bhāgavatismo e la stessa "idea di

bhakti

" siano radicati completamente al di fuori del cerimonialismo vedico, sia che essi abbiano avuto origine da fonti "autoctone" o "tribali", sia che siano forse connessi a prototipi extraindiani (iranici). Bisogna, tuttavia, accettare con cautela le ipotesi che si tratti di imposizioni o intrusioni fondamentalmente estranee. In primo luogo, la documentazione disponibile permette solo una ricostruzione storica estremamente frammentaria, vaga e inadeguata. Inoltre, nessun aspetto del Bhāgavatismo si trova separatamente rispetto all'insieme comprensivo di caratteristiche della civiltà religiosa induista che lo compenetra e lo connette con i valori vedici/brahmanici.»

(Guy Richard Welbon, in Enciclopedia delle religioni, vol.9. Milano, Jaca Book, 1987, p.474)

Il culto devozionale per il dio Visnù ha origine nell'antico culto di Vāsudevacite-ref-8[8]. Così l'opera di mwkwPāṇini (VI-V sec. a.C.), l'mwlaAṣṭādhyāyī (cfr. IV, 3, 98) chiarisce che il termine mwlqvāsudevaka intende indicare quel «bhakta o devoto del supremamente venerabile dio Vāsudeva». Ma questo dio Vāsudeva non compare in alcun testo vedico. Egli è invece l'eroe del clan ario dei Vṛṣṇicite-ref-9[9]cite-ref-10[10]. Anche il testo buddhista mwnwNiddesa (IV sec. a.C.) cita il culto a questo dio; così anche la mwoamwoqBhagavadgītā (III sec. a.C.) ne proclama la divinità:

(sanscrito)

«vāsudevaḥ sarvam iti»

(italiano)

«Vāsudeva è tutto»

(Bhagavadgītā, VII, 19)

Allo stesso modo la cosiddetta mwpacolonna Garuḍa (mwpqGaruḍadhvaja, così indicata in quanto il capitello rappresenta un Garuḍa, l'uccello-mwpgvāhana, cavalcatura, di Visnù), risalente nel 110 a.C., collocata nei pressi della moderna mwpwBesnagar (India centrale) eretta, secondo l'iscrizione, da Eliodoro, il mwqabhāgavata di Takṣaśilā (mwqqTaxila), ambasciatore del re mwqgindo-greco mwqwAntialcida (in mwrabrahmi mwrqAmtalikita, in mwrggreco: Ἀντιαλκίδας mwrwAntialkides,) presso il re Bhāgabhadra, in onore di Vāsudeva, "Dio degli dèi" (mwsaDeva-deva).

Accanto al culto di Vāsudeva si pone un culto rivolto ad un altro eroe, Arjuna, ma presto assorbito dal primo, e il culto nei confronti di Saṃkarṣaṇa (mwsgBalarāma)cite-ref-11[11].

Unitamente a questi culti eroici si pone un ulteriore culto attinente al popolo degli Yādava quello di Kṛṣṇa, e se anche ci sono delle evidenze che Vāsudeva e Kṛṣṇa vadano intesi inizialmente in modo separatocite-ref-12[12] presto questi due culti si fusero in un'unica personalità divina. Allo stesso modo per quanto attiene ad un ulteriore Kṛṣṇa, il 'Kṛṣṇa mwvaGopāla' considerato dagli studiosi inizialmente differenziato dal primocite-ref-13[13].

Così mwwgGavin Flood:

«Intorno al IV secolo d.C., la tradizione dei

Bhāgavata

- ossia la tradizione di Vāsudeva-Kṛṣṇa del

Mahābhārata

- assorbe un'altra tradizione, il culto di Kṛṣṇa fanciullo a

Vṛndāvana

- ovvero il culto di Kṛṣṇa Gopāla, il custode del bestiame.»

(Gavin Flood. L'induismo. Torino, Einuaidi, 2006, pag.162)

Secondo la tradizione Kṛṣṇa, pur essendo di lignaggio del mwxqclan dei mwxgVṛṣni di mwyaMathura, fu adottato da una famiglia di pastori di etnia mwyqĀbhīra che lo crebbe fino alla maturità quando il dio/eroe torna a Mathura per sconfiggere il malvagio Kaṃsa.

John Stratton Hawleycite-ref-op-cit-14-0[14] spiega questa narrazione con il fatto che gli mw0gĀbhīra, una etnia nomade che estendeva il suo raggio di azione dal mw1aPunjab fino al mw1qDeccan e alla mw1gpianura del Gange adoravano un "Kṛṣṇa Gopāla". Quando gli mw1wĀbhīra allargarono il loro confini giungendo nei pressi di Mathura (area del Braj) incontrando il clan dei mw2gVṛṣni il loro culto venne ad integrarsi con quello del "Kṛṣṇa Vāsudeva".

Il culto del "Kṛṣṇa-Vāsudeva-Gopāla" incontra quindi quella religione vedica, ormai tramontante, rappresentata dalla casta dei bramini che incrocia questa personalità guerriera e pastorale con il dio vedico Visnù promuovendone il movimento devozionale:

«Di origine e sviluppo non vedico, il Kṛṣṇaismo cercò ora affiliazione con il Vedismo per potersi rendere accettabile agli elementi ortodossi della popolazione, ancora alquanto considerevoli. Ecco come il Viṣṇu del

Ṛgveda

venne a essere assimilato, più o meno superficialmente, nel Kṛṣṇaismo. […] Inoltre, si era già ben affermata la convinzione che ogniqualvolta il

dharma

(rettitudine) languisce e l'

adharma

(non rettitudine) prospera, Viṣṇu, il dio supremo, assume una personificazione per salvare il mondo. Di conseguenza, Kṛṣṇa venne a essere considerato una personificazione (

avatāra

) di Viṣṇu. Pertanto, il Kṛṣṇaismo crebbe nella sua ampiezza mitologica e pratica, cosicché, per certi aspetti, esso divenne una forma di Viṣṇuismo.»

(R. N. Dandekar in Enciclopedia delle religioni, vol.9. Milano, Jaca Book, 1987, p.471)

I culti bhāgavata e pāñcarātra

Se con quella parte del mw4gmw4wMahābhārata, che va sotto il nome di mw5amw5qBhagavadgītā (III secolo a.C./I secolo d.C.), il dio Kṛṣṇa-Vāsudeva si presenta come Dio, la Persona suprema, e dove Kṛṣṇa è sinonimo di Visnù in ben tre passaggi (X,21; XI,24; XI,30), dall'altra si assiste nell'inclusione di un'altra figura divina, mw5gNārāyaṇa, collegata al culto di Nara-Nārāyaṇa questo già assorbito nella teologia braminica come Puruṣa-Nārāyaṇa (cfr. mw5wŚatapatha Brāhmaṇa, XII, 3, 4; XIII, 6,1).

Secondo mw6qR. N. Dandekar il culto di Nara-Nārāyaṇa sembrerebbe infatti originare dal Badari (la catena settentrionale dell'Hindu Kush) indipendentemente dai Veda. Questo processo di inclusione renderebbe Nara come Arjuna e Nārāyaṇa come Kṛṣṇa finendo per collegare le prime due diramazioni del visnuismo: quello dei mw6gpāñcarātra, adoratori di Visnù-Nārāyaṇa, e quello dei mw7abhāgavata adoratori di Kṛṣṇa-Vāsudeva. Anche se per Adalbert Gailcite-ref-15[15], tutti i mw8qpāñcarātrika furono dei mw8gbhāgavata, ma non tutti i mw8wbhāgavata furono dei mw9apāñcarātrika.

I bhāgavata vaikhānasa

La più antica attestazione epigrafica del culto dei mw-abhāgavata (mw-qbhāgavata in qualità di sostantivo sanscrito indica l'adoratore del mw-gBhagavat, ovvero di quello che, nella sua forma al nominativo di prima persona, è indicato anche come Bhagavān), è proprio la "mw-wcolonna Garuḍa" datata al 110 a.C. e dedicata dall'ambasciatore indo-greco Eliodoro, nativo di mw-aTakṣaśilā, che indica sé stesso come mw-qbhāgavata di Vāsudeva (-Kṛṣṇa-Viṣṇu) appellato come "Dio degli dèi" (Deva-deva), quindi come la "Persona suprema". È comunque indicativo che il culto dei mw-gbhāgavata fosse persino diffuso tra gli stranieri anche se non sappiamo quanto in realtà possa essere considerato "straniero" Eliodoro.

Di fatto vi è un preciso contatto tra quei bramini detti mwaqasmārta i quali osservando le regole degli mwaqeSmārtasūtra ritenevano doveroso attenersi alle regole e ritualità vediche ma al contempo entrare in contatto con questi movimenti emergenti dei mwaqibhāgavata. Precisando che:

«Questi smārta sono spesso erroneamente identificati semplicemente come śivaiti, ma in realtà, il rituale smārta è imperniato espressamente su osservanze che sono ingiunzioni dei

sūtra

e sulla celebrazione della

pañcāyatanapūjā

a cinque divinità: Śiva, Viṣṇu, Durgā, Sūrya e Gaṇeśa.»

(G. R. Welbon, p.475)

Come sia avvenuto l'incontro tra gli eredi della cultura vedica, gli mwaqusmārta, ovvero, ad esempio, i tutt'oggi esistenti mwaqyvaikhānasa, e i seguaci del movimento mwaqcbhāgavata è tutt'oggi controverso ma:

«Alcuni studiosi hanno sostenuto che è precisamente tra i gruppi o "scuole" di membri aderenti a uno o all'altro

smārtasūtra

che si trova un Bhāgavatismo coscientemente interessato a connettersi alle regole vediche e brahmaniche; e, pertanto, si è suggerito che i vaikhānasa rappresentino una scuola rituale vedica che sistemava elementi bhāgavata, oppure un gruppo di bhāgavata che tentavano di ottenere una legittimazione brahmanica adottando i paramenti e le qualità degli smārta. E impossibile determinare quale delle due ipotesi sia più vicina alla verità storica, ma certamente i vaikhānasa sono bhāgavata; inoltre, i vaikhānasa si differenziano dai pāñcarātra in gran parte poiché si identificano come rigidamente

vaidika

(cioè conformi ai

Veda

) che mantengono attentamente standard smārta.»

(G. R. Welbon, p.475)

Gli āḻvār , i bhāgavata del Tamiḻ Nāḍu

Sempre nell'India meridionale si osserva, in un periodo compreso tra il VI e il IX secolo d.C.cite-ref-16[16] alla nascita e alla diffusione di una pratica religiosa e di una letteratura propria dei cosiddetti mwaremwariāḻvār. Gli mwarmāḻvār sono quei mistici cantori in mwarqlingua tamiḻ che seppur non appellandolo con il termine mwaruBhagavat presentano un particolare, se non unico, afflato mistico verso Dio, qui presentato con il nome di Māl (Māyōṉ)cite-ref-17[17], nome che in lingua tamiḻ intende indicare quella divinità che in sanscrito è nominata come mwaroKṛṣṇa/mwarsVisnù/mwarwNārāyaṇa ovvero il Kṛṣṇa della mwar0mwar4Bhagavadgītā e il Visnù/Nārāyaṇa dei primi mwar8mwasaPurāṇa.

«In molti templi dell'India meridionale si trovano immagini di alvar venerati come esseri divini e le loro poesie sono recitate ancora oggi non solo qui, ma anche nelle case private la sera. Alcune strofe tratte della grande raccolta vengono recitate nelle processioni dei templi e nella liturgia domestica assieme ai mantra vedici. L'influsso di questi inni sulla vita religiosa è stato enorme. La profonda coscienza dell'insondabilità di Dio e della dipendenza umana, l'affetto, la sottomissione, unita ad autentica ispirazione e a una bhakti semplice dai toni spesso esoterici e la bellezza dei versi danno a questa raccolta il diritto di essere annoverata ai primi posti della poesia religiosa di tutti i popoli e di tutti i tempi»

(Jan Gonda, vol.2 p. 171)

«Infatti, ciò che è particolarmente notevole tra questi Bhāgavata tamiḻ (una designazione adeguata, nonostante il fatto che il termine

Bhagavān

non compaia nella loro poesia) è la natura fortemente passionale della loro

bhakti

. In un senso importante, è negli āḻvār e per mezzo degli āḻvār che la

bhakti

e il Bhāgavatismo acquistano una voce indipendente dal formalismo vedico o vedāntico.»

(Welbon p.476)

Lo Śrī Vaiṣṇava-Sampradāya

Erede diretto della cultura mistica propria degli mwasuāḻvār è quel mwasysampradāya visnuita che va sotto il nome di Śrī Vaiṣṇava o Śrī Sampradāya. Come primo mwascācārya del loro lignaggio, gli Śrī Vaiṣṇava vantano il bramino mwasgNātamuṉi (X secolo), ovvero quel bramino che per mezzo di una meticolosa ricerca, raccolse e pubblicò il mwaskmwasoNālāyirativviyappirapantam che contiene per l'appunto gli inni degli mwassāḻvār. Caratteristica di questa scuola è proprio il fatto di considerare questa letteratura religiosa vernacolare alla stregua della letteratura religiosa in lingua sanscrita, così, e ad esempio, il mwaswTiruvāymoḻi di mwas0Nammāḻvār è qui considerato alla stregua di un'autorevole mwas4mwas8Upaniṣad. Il vero e proprio teologo dello Śrī Vaiṣṇava è da considerarsi mwataRāmānuja (XI secolo), terzo mwateācārya dopo Nātamuṉi e il nipote di questi, Yāmuna. All'allievo di Rāmānuja, Piḷḷān, si deve il nome degli Śrī Vaiṣṇava. A Rāmānuja è ascrivibile quella teologia del mwatmVedānta detta mwatqviśiṣtādvaita ("non dualismo qualificato") quale concepisce il ruolo tra l'Assoluto, Dio, Īśvara e lo mwatyatman individuale come identità "qualificata" (mwatcviśiṣta): Dio pervade tutto, lo mwatgatman è una sua parte inseparabile come qualità che lo riguarda.

XII secolo

Il filosofo mwatsRāmānuja (mwatw1017-mwat01137) venne influenzato dagli Alvar, da Natha Muni e dal suo predecessore alla guida del tempio di Shrirangamper, Yamunacarya. Commentatore della Bhagavad gita come il maestro mwat4Adi Shankara, si oppose al suo mwat8monismo intransigente per assumere posizioni religiose simili alla mwauabhakti.

Da un punto di vista teorico, il visnuismo di Ramanuja si contraddistingue per un'impronta monista, chiamata "non-dualismo qualificato" (mwaucsanscr. vishisht-advaita vedanta, o mwaugViśiṣṭādvaita). Secondo Ramanuja il mwaukbramino è indifferenziato e non è soggetto al divenire: semplicemente, il bramino mwauoè. I tre principi eterni riconosciuti da Ramanuja sono "Īśvara" ("Signore"), "jagat" ("mondo inanimato") e "mwausjīva" ("coscienza individuale"). La jiva è eterna e individuale, ha consapevolezza ("cit"), a differenza del creato, che è privo di consapevolezza ("acit"). Entrambi dipendono da Īśvara: anche se il mondo e le anime non hanno realtà al di fuori della divinità suprema, sono tuttavia reali in quanto emanazioni dell'Essere Supremo ed esistenti nell'unità Dio-mondo-anima.

Nato da famiglia mwau0braminica Ramanuja indicò come via per raggiungere la liberazione (mwau4moksha) la bhakti, precedentemente considerata come una pratica semplice, adatta alle persone più umili. Egli infatti affermò il principio per cui la qualifica di vaiṣṇava fosse superiore a quella di bramino.cite-ref-18[18]

I successori di Ramanuja si scissero in due correnticite-ref-19[19]: i Vaḍakalai, nel nord dell'mwavgIndia e i Teṉkalai al sud. Queste correnti si distinguevano principalmente per una differente concezione del rapporto uomo-Dio: secondo i Vadakalai per conseguire la liberazione il devoto deve dare prova di uno sforzo, di una partecipazione attiva simile alla forza con cui un cucciolo di mwavkscimmia si tiene attaccato alla madre (markaṭa-nyāya, "analogia della scimmia").

Secondo i Teṉkalai, invece, i devoti devono abbandonarsi passivamente, come i gattini si lasciano trasportare dalla madre.

XIII secolo

La scuola di Madhva, diffusa nell'India meridionale e centrale, fu fondata dall'asceta itinerante Madhvacarya (mwav41199-mwav81278) nell'India del sud. Ponendosi in netta antitesi con l'mwawaAdvaita Vedānta (non-dualità dell'universo), ed approfondendo l'opera di Ramanuja, Madhva pone l'accento sull'insegnamento mwawedvaita (dualista).

Secondo il modello di Madhva, esiste una differenza ontologica fra Īśvara, jiva e jagat: soltanto Īśvara, Dio, è indipendente (sva-tantra), mentre la materia e le anime individuali sono dipendenti (para-tantra). La bhakti è, anche per Madhva, la via maestra verso la liberazione: tutto deve essere messo al servizio di Īśvara.

XIV secolo

mwawuNimbārka nel mwawyXIV secolo fonda nella regione di mwawcMathura un movimento a carattere mistico, ancora oggi diffuso nel centro-nord dell'India (mwawgRajasthan e mwawkBengala in particolare) incentrato intorno al culto di Krishna e Radha: fu il primo a identificare il bramino con la coppia Radha-Krishna. Alla base della sua dottrina si trova il concetto di differenza (mwawobhedabheda), una sorta di monismo relativo. Secondo Nimbarka, la divinità è inaccessibile e incomprensibile, ma le sue manifestazioni sono comprensibili.

Il sé (mwawwātman) e la divinità (bramini) sono in rapporto di dipendenza, e non di identità: hanno una relazione di reciprocità come quella delle onde e del mare, o del sole e dei suoi raggi. La liberazione si ottiene attraverso un dono assoluto di sé a Radha e Krishna.

XV secolo

Il movimento di Nimbarka trovò il suo prolungamento ideale della dottrina di mwaxmVallabha (mwaxq1479- mwaxu1531), teorico di un monismo assoluto. Ancora oggi questa corrente conta numerosi adepti, soprattutto nell'India del nord, intorno a mwaxyVaranasi, città di origine di Vallabha. Secondo quest'ultimo, Krishna, identico in tutto al bramino, ha un corpo costituito dall'Essere, è dotato di intelligenza suprema e risiede con Radha in una sorta di paradiso chiamato "goloka", il "mondo delle mucche", dove non esistono che gioia e piaceri. Vallabha è l'autore di un commentario al Bhagavata Purana, nel quale celebra l'amore di Krishna per Radha.

Un'altra corrente del visnuismo, fondata, nel mwaxgXV secolo, da mwaxkRāmānanda, originario di Varanasi è costituita dai fedeli di Rama, l'avatara eroe del mwaxoRāmāyaṇa. Secondo Ramanada è attraverso la bhakti che occorre ricercare l'unione con la divinità suprema Visnù, attraverso la sua manifestazione nella forma di Rama.

Ramananda si mostrò favorevole ad un superamento del sistema delle caste, accettando tra i devoti membri di tutte le caste, e persino stranieri e musulmani.

XVI secolo

Il fondatore di una delle principali scuole vaiṣṇava fu il bramino mwax4Caitanya Mahaprabhu (mwax81485-mwaya1534), nato in Bengala e considerato egli stesso come un'avatara di Krishna. Caitanya rifiutò il sistema delle caste e l'adorazione dei testi sacri, accettando discepoli musulmani, ed elaborò una dottrina centrata sulla devozione incentrata su un bruciante amore ("prema") per Krishna. Quest'amore si esprime attraverso il canto e la danza collettiva ("sankirtana"). Il movimento di Caitanya ha fortemente influenzato la poesia e la musica del Bengala. Il movimento mwayeHare Krishna ne è un prodotto.

Note

cite-note-11. citereftreccani-visnuismomwaygmwaykVisnuismo, in mwayoTreccani.it – mwaysVocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. mwaywURL consultato il 30 gennaio 2019.
cite-note-22. citereftreccani-visnuismo-dizionario-di-storiamwazamwazeVisnuismo, in mwaziDizionario di storia, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010. mwazmURL consultato il 30 gennaio 2019.
cite-note-33. citereftreccani-visnuitamwazcmwazgVisnuita, in mwazkTreccani.it – mwazoVocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. mwazsURL consultato il 30 gennaio 2019.
cite-note-44. mwaz8 mwaae«Per alcuni mwaaivaiṣṇava, come gli mwaamśrī-vaiṣṇava, Kṛṣṇa è un'incarnazione di Viṣṇu, e gli è dunque subordinato; per altri come i mwaaqgauḍīya-vaiṣṇava, Kṛṣṇa stesso è la divinità suprema.» mwaau(mwaayGavin Flood. mwaacL'induismo. Torino, Einaudi, 2006, pag.163)
cite-note-55. Come fa notare Friedhelem E. Hardy è improprio sovrapporre mwaawtoutcourt il mwaa0kṛṣṇaismo con il mwaa4vaisnavismo (o visnuismo): mwaa8 mwabe«The concept "Vaiṣṇavism" has tended to subsume all Kṛṣṇaite phenomena and has thus proved to be far too wide.» mwabi(mwabmKṛṣṇaism in mwabqEncyclopedia of Religion vol.8. NY, Macmillan, 2005 pag.5251) I tre mwabumwabysampradāya propri del mwabcKṛṣṇaismo sono quelli fondati da mwabgNimbārka (XIII secolo), mwabkCaitanya (XV secolo) e mwaboVallabha (XV secolo).
cite-note-66. mwab4 mwaca«The origin of Vaiṣṇavism as a theistic sect can by no means be traced back to the Ṛgvedic god Viṣṇu. In fact, Vaiṣṇavism is in no sense Vedic in origin.» mwace(mwaciR. N. Dandekar in mwacmEncyclopedia of Religion, vol. 14. NY, Macmillan, 2005, pp. 9498)
cite-note-77. Cfr. mwaccR. N. Dandekar in mwacgEncyclopedia of Religion, vol. 14, p. 9498 e sgg.
cite-note-88. Cfr. R. N. Dandekar in mwacwEncyclopedia of Religion, vol. 14, p. 9498 e sgg.
cite-note-99. Cfr. in tal senso la mwadaBhagavadgītā al X,37 e il mwadeMahābhāshya di Patañjali al mwadivārttika 7, di IV,11, 114.
cite-note-1010. Il clan dei Vṛṣṇi, unitamente ai clan degli Andhaka e dei Sātvata compongono il popolo indoario degli Yādava (in tal senso cfr. RG. Bhandarkar, mwadyVaiśṇavism, Śaivism and Minor Religious Systems, 1913, rist. Poona 1982, p. 8; anche mwadcBhāgavata Purāṇa, I, 14,25: «mwadgyudhiṣṭhira uvāca kaccid ānarta-puryāṁ naḥ sva-janāḥ sukham asate madhu-bhoja-daśārhārha-sātvatāndhaka-vṛṣṇayaḥ»).
cite-note-1111. Citato nell'mwadwArthaśāstra di Kauṭilya.
cite-note-1212. mwaea mwaei«There is sufficient evidence to show that Vāsudeva and Kṛṣṇa a were originally two distinct personalities.» mwaem(mwaeqR. N. Dandekar, p. 9499)
cite-note-1313. mwaeg mwaeo«The involvements of Vāsudeva Kṛṣṇa and Kṛṣṇa Gopāla are sufficiently distinct that it has been suggested the two figures were initially separate.» mwaes(John Stratton Hawley. mwaewOp. cit. pag. 5249)
cite-note-op-cit-1414. mwafaOp. cit.
cite-note-1515. Adalbert Gail, mwafqBhakti im Bhāgavatapurāṇa, Wiesbaden 1969, p. 7
cite-note-1616. Da tener presente che la datazione tradizionale di questi mistici è di gran lunga diversa prevedendo un periodo compreso tra il V millennio e il III millennio a.C. (Cfr. «Though the traditional dates of the mwafgāḻvār are given as 4203-2706 B.C., the earliest Vaiṣṇava poet-saints, Poykai, Pūtam and Pēy, belong probably to 650-700 A.D», Kamil Veith Zvelebil, mwafkTamil Literature, mwafoA HISTORY OF INDIAN LITERATURE vol. X, Fasc. I, Otto Harrassowitz, Wiesbaden 1974, p.91).
cite-note-1717. Anche Māyaṉ, Māyavaṉ, Mālavaṉ, Tirumāl.
cite-note-1818. Melville T. Kennedy, Tmwagehe Chaitanya movement, Monshiram Manoharlal, Delhi, 1993, pag. 2
cite-note-1919. mwagumwagymwagcVadakalai Vs Thenkalai, su mwaggmembers.tripod.com.

Bibliografia

• Anna L. Dallapiccola, mwagwInduismo. Dizionario di storia, cultura, religione, Bruno Mondadori, Milano, 2005, ISBN 88-424-9841-6
• Madeleine Biardeau, mwag8L'induismo, Mondadori, Milano 1995
• Alain Danielou, mwaheMiti e dèi dell'India, BUR, Milano 2002
• Raffaele Torella, mwahmIl pensiero dell'India. Un'introduzione, Carocci, Roma 2008

Voci correlate

• mwahcBhagavad Gita
• mwahsBhakti Yoga
• mwah0Krishna
• mwah8Visnù

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Collegamenti esterni

• citerefdizionario-di-storiavisnuismo, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefbritannica-com(EN) Vaishnavism, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefcyclop-dia-of-biblical-theological-and-ecclesiastical-literature(EN) Visnuismo, in Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, Harper.